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AMAZZONIA. UN MIRACOLO DA SALVAGUARDARE

L'Amazzonia, nota anche come Foresta Amazzonica, è una foresta pluviale tropicale nel Bacino dell'Amazzonia in Sud America. L'area conosciuta dell'Amazzonia supera i 7 milioni di km², anche se la zona boschiva ne occupa circa 5,5 milioni e per rendere meglio l’idea, copre una superficie pari al 42% di quella dell'Europa. Dall'estremo limite occidentale della foresta, ai piedi delle Ande, fino alle rive dell'Atlantico vi sono 3200 km, all'incirca la distanza tra Roma e l'Islanda. La foresta è situata per circa il 65% del territorio in Brasile, ma si estende anche in Colombia, Perù, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Guyana, Suriname e Guyana francese.

A ragione è stato detto che l'Amazzonia è una specie di pianeta a sé stante. La foresta pluviale vi prospera nelle sue forme più ricche: il sottobosco è molto sviluppato, le fronde degli alberi e la vegetazioni aerea, formano una copertura pressoché continua che filtra i raggi del sole e mantiene l'ambiente in una penombra perenne, satura di umidità. Qui vivono circa 390 miliardi di alberi di 750 specie diverse, 400 specie di uccelli, 125 mammiferi, 100 specie di rettili e 60  di anfibi. E' stato calcolato che in ogni singolo albero vivano 400 tipi d’insetti.

Questa foresta costituisce un ecosistema ricchissimo che si protende dal basso in alto, da terra fino alle cime degli alberi, per oltre 60 metri. E' anche un ecosistema che vive in un terreno assai povero di sostanze: gli scienziati ritengono che la sua esistenza sia il prodotto di un equilibrio, delicato e straordinario, tra un clima molto caldo e umido e un terreno che offre assai meno sostanze nutritive di quelli delle regioni circostanti, resi fertili dalle rocce di origine vulcanica. Quanto il terreno sia povero e l'ambiente delicato lo si è già potuto osservare in passato. La prima volta fu negli anni '20 e '30 quando la Ford - la famosa industria automobilistica statunitense - acquistò delle aree forestali, fece abbattere la vegetazione spontanea e vi installò  piantagioni di alberi di caucciù (l'Hevea brasiliensis) per ricavare gomma da pneumatici. Le piantagioni non crebbero e l'esperimento fallì. La seconda volta fu negli anni '70, quando si cercò di installare nell'Amazzonia piantagioni di legno pregiato: fu ancora un fallimento. Anche sulla base di queste esperienze molti si chiedono che senso abbia ciò che si sta facendo oggi: distruggere vaste estensioni di foresta amazzonica con il proposito di ricavare terreni coltivabili quando non si è certi di riuscirvi mentre è certo che, nel frattempo, una parte del prezioso ecosistema va perduta.

Il governo brasiliano non dà credito alle critiche nè agli inviti a non deteriorare la foresta. Accusa d’interferenza nei propri affari interni le associazioni ecologiste, i movimenti di opinione e persino gli organismi internazionali che denunciano i rischi cui va soggetta la foresta pluviale. Dall'altra parte, il Paese ha fortissimi debiti verso l'estero e sta cercando di sviluppare la propria economia. Lo sfruttamento dell'Amazzonia vede anche l'intervento di potenti gruppi economici, che a volte non hanno esitato a ricorrere addirittura al delitto per ridurre gli oppositori al silenzio.

La distruzione della foresta avanza in modo brutale; allevatori e agricoltori appiccano incendi giganteschi e nelle zone lasciate libere nella foresta bruciata sorgono piantagioni e allevamenti. Le popolazioni indigene sono costrette ad abbandonare i luoghi dove vivono da sempre. Molte tribù si stanno estinguendo. Prima che cominciassero le distruzioni, dalla foresta amazzonica, grazie alla fotosintesi clorofilliana, proveniva la metà dell'ossigeno prodotto dalla vegetazione del pianeta: una funzione preziosa per mantenere in equilibrio la miscela di gas che compone l'atmosfera della Terra. Ora gli incendi e le distruzioni non soltanto hanno ridotto questo apporto, ma rilasciano ingenti quantitativi di anidride carbonica e gli scienziati temono che ciò acceleri il processo di riscaldamento dell' atmosfera contribuendo a cambiarne il clima.

Dal 1970, circa il 18% della foresta originaria è scomparso a causa della deforestazione e delle attività umane. Per cercare di preservare questo ecosistema, varie parti della foresta amazzonica sono protette e 3 di esse: il Complesso di conservazione dell’Amazzonia centrale in Brasile, il Parco Nazionale di Manù in Perù e il Parco Nazionale Noel Kempff Mercado in Bolivia sono inclusi nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Non perdete l'occasione di un viaggio dove la foresta è percorribile, prima che venga completamente snaturata dall'ingordigia dell'industria mondiale.

Ahead

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