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AVV. LUCILLA ANASTASIO - Mediatore Familiare

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La mia Storia in una Pagina
Lucilla Anastasio
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L'Intervista

1. Secondo lei molte coppie esitano ad intraprendere il cammino verso la separazione perché è un cammino lungo, per paura o per motivi economici?
Quando c’è la rottura, la famiglia diventa inevitabilmente più povera e s’impoverisce ancor più in questo momento di grande contrazione economica. Le statistiche ci rappresentano che il 12,7% delle persone che si rivolgono alla Caritas sono separate e/o divorziate e di queste il 66% sono donne, circa la metà ha problemi di povertà e il 13% vive con i figli minori. Altri dati ci indicano anche che sebbene esistono padri separati e/o divorziati in difficoltà, le persone a più alto rischio di povertà sono proprio le donne ed è un dato che sta crescendo in misura esponenziale soprattutto in presenza di figli.
Quanto alla durata e/o la paura del percorso, seppure i tempi per separarsi e/o divorziare si sono notevolmente ridotti, il cammino delle persone che intendono separarsi è senz’altro doloroso ma esistono operatori preparati che possono aiutare a superare il conflitto e a rendere il percorso sicuramente più agevole.

2. La separazione è ancora oggi da considerare un evento traumatico?
Sicuramente la rottura di un legame è un evento traumatico.
Separazione e divorzio sono eventi dolorosi e importanti nella vita delle persone e in quanto tali coinvolgono profondamente non solo i due membri della coppia, ma tutto il loro mondo delle relazioni in primo luogo la vita dei figli oltre a quella dei propri genitori, parenti, amici e conoscenti.
L’incertezza degli affetti, l’impossibilità del confronto e l’assoluta mancanza di punti di riferimento genera inoltre solitudine, insicurezza e individualismo.
Nonostante la separazione sia esperienza ormai diffusa e sempre più frequente rimane un evento critico e inaspettato, rispetto al quale si è sempre impreparati e che costringe a misurarsi con le proprie fragilità personali sia sotto il profilo psicologico che economico e sociale.

3. Le separazioni sono effettivamente molto aumentate nell’ultimo periodo, le coppie oggi sono più informate?
Seppure molte persone siano senz’altro più informate c’è ancora tanto da fare, soprattutto per diffondere un messaggio diverso rispetto a quello tradizionale del “io vado dall’avvocato e ti rovino”. La separazione a volte non si può evitare ma si può scegliere come farla. Due fattori sono determinanti: consapevolezza e rispetto.

4. Ora il tasto sicuramente più delicato, i figli. Secondo lei qual è l’approccio migliore da tenere nella coppia per salvaguardare la parte più debole e indifesa della famiglia?
L’approccio ideale è pensare che il legame genitoriale è un legame eterno perché il vero rischio per i figli è infatti l’esposizione al prolungato ed elevato conflitto genitoriale.
Il conflitto che sta alla base della separazione è visto spesso in maniera negativa, ma può costituire, invece, una risorsa preziosa per intraprendere un percorso personalizzato che mira al futuro, con la consapevolezza di essere genitori per sempre. Esiste, però, un periodo in cui i genitori sono disorientati, svuotati, privi di volontà o frustrati o, ancora, arrabbiati, feriti e con una gran voglia di fare del male all’altro, ritenuto unico responsabile del fallimento del rapporto, con ogni mezzo.
Si deve quindi cercare di non privare i nostri figli di quel senso di appartenenza forte in ognuno di noi alla famiglia, anche se in preda a continue evoluzioni ma comunque anche nel conflitto portatrice degli affetti che nessuna “separazione” può né deve impoverire.
La mediazione familiare è senz’altro uno strumento necessario per la crescita e il cambiamento oltre che per la riorganizzazione delle relazioni familiari in vista di una separazione e/o divorzio.

5. Nella maggior parte delle coppie anche se certamente in un momento di forte attrito, secondo la sua esperienza, si riesce, almeno per il bene dei figli a giungere ad una separazione conciliante?

Prima di tutto, è importante far comprendere alla coppia che si è genitori per tutta la vita. I genitori che intendono
separarsi devono, infatti, tenere sempre presente che i figli hanno bisogno del padre e della madre in egual misura in regime di assoluta parità e che non costituiscono una sorta di merce di scambio da usare per colpire il proprio ex impedendo o quanto meno rendendo difficile gli incontri con l’altro genitore.
Se l’avvocato della famiglia incaricato insieme eventualmente ad altre figure professionali quali il mediatore familiare, riescono a far comprendere l’importanza di porre l’attenzione sui bisogni dei figli, l’energia generata nel conflitto può essere utilizzata in modo costruttivo anziché distruttivo e, quando i conflitti sono risolti in modo collaborativo anziché attraverso la contestazione, le relazioni possono uscirne migliorate e rafforzate.

6. Il “divorzio breve” deve essere considerato come una conquista o invece un incentivo ad una separazione facile, alla divisione della coppia senza sacrificio?
Dipende da quale ottica si guarda la questione. Sotto il profilo giuridico è senz’altro una conquista per la riduzione estrema dei tempi che ha reso più veloce e fluido l’approccio per gli utenti anche in virtù della nuova procedura introdotta della negoziazione assistita, evitando in tal modo la fase davanti al Tribunale che rischierà di trovarsi subissato di richieste, quanto meno nella fase transitoria.
Forse sotto il profilo socio-culturale, tale accelerazione, rischia di svuotare la vera essenza del matrimonio che alimenta un concetto di famiglia “fast food”, indebolendo la legittimità del vincolo. Rapporti più flessibili e disimpegnati, privi forse di una responsabilità ragionata e necessaria se in presenza di figli, svincolati da principi ormai vetusti come il sacrificio e l’impegno. Ma non bisogna generalizzare.

7. E’ vero che le donne vivono una sorta di “rinascita” dopo la fine del loro matrimonio mentre gli uomini sono spesso sopraffatti dalle conseguenze economiche?
Non è sempre così e non per tutti. La separazione a volte è necessaria per entrambi ma nel delicato momento della rottura non è facile comprenderlo. Alcune donne sono straordinarie e resilienti, hanno una capacità di trovare una spinta positiva di rinascita e di una nuova scoperta di sé riuscendo a ritrovarsi già da prima di separarsi, con determinazione. Alcuni uomini si calano repentinamente in un’altra storia a volte ripercorrendo gli stessi errori. La casistica è varia e molto interessante.
8. Fino a poco tempo fa le separazioni degli “over sessanta” erano davvero rare, oggi però l’amore crolla di fronte alla voglia di non arrendersi a una vita coniugale spenta. E’ anche questa una delle ragioni di molti divorzi raggiunta la terza età?
Solitamente a questa età i figli sono già adulti e hanno una propria famiglia e comunque vivono da soli, quindi se la coppia non ha raggiunto una vera intesa, non avendo nulla da condividere, qualcuno cerca di rifarsi una vita in serenità ed armonia.

9. Abbiamo circa 120.000 Fans prevalentemente donne tra i 25 e 45 anni di età. Crede di poter dare un messaggio di fiducia a chi ha deciso che ormai la separazione è l’ultima possibilità?
Assolutamente sì. La separazione non è la soluzione ai problemi della coppia, è un mezzo di chiusura di un relazione sentimentale quando il rapporto è arrivato al capolinea, può succedere.
Le situazioni di conflitto familiare sono tante e tutte particolari ed ognuna generata da una causa che non sempre viene valutata a fondo: il problema deve essere condiviso per essere negoziato. Purtroppo i tempi della giustizia non consentono grandi spazi di manovra e quindi il rischio è di comprimere troppo la libertà dei singoli imponendo loro scelte che, seppure valide e apparentemente buone, nel corso del tempo si rivelano inefficaci perché le parti non ci credono più fino in fondo. Ritengo quindi opportuno di rivolgersi ad operatori del settore sia di area psicologica che giuridica che insieme possano intervenire e comprendere qual è la soluzione più adeguata.
Avv. Lucilla Anastasio

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