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AYRTON SENNA, PER SEMPRE NEI NOSTRI CUORI

Se Michael Schumacher è stato il più vincente, l'uomo dei sette titoli mondiali e dei record infiniti, Ayrton Senna da Silva è stato uno dei piloti del Gran Premio più amato in assoluto. Di questo giovane rampollo dell'aristocrazia brasiliana, abbiamo imparato ad apprezzare la classe, l'inappuntabile stile di guida, la determinazione nei sorpassi e la capacità di essere il più veloce nei giri di qualifica. Ron Dennis, il Patron della McLaren era solito definirlo: "Simply the best", semplicemente il migliore. Ma il ricordo che Senna ha lasciato di sé è anche quello di un campione vero, completamente dedito al suo lavoro, quasi o considerasse una missione. "Sono un ragazzo" diceva, "che ha sacrificato tanta della sua esistenza alle corse". Al centro della sua vita, valori profondi e concreti come la Fede in Dio e il rispetto per quelli che erano stati meno fortunati di lui, come i bambini di strada del Brasile. "Quando vedi bambini abbandonati sulle strade", era solito dire, "ti rendi conto che devi fare qualcosa anche se non potrai mai cambiare il mondo da solo. Quello che faccio per la povertà non lo dirò mai, la Formula 1, comunque, è ben poca cosa di fronte a queste tragedie".

I tre titoli mondiali e  il quinto pilota in classifica per numero di vittorie conquistate (41), dietro a Michael Schumacher (91), Alain Prost (51), Lewis Hamilton (43) e Sebastian Vettel (42) gli avevano dato la pace, ma Ayrton voleva di più, voleva migliorarsi, voleva incrementare il bottino delle vittorie, sconfiggere l'errore o l'incidente causato da distrazione umana, sempre in agguato nelle competizioni automobilistiche.

Voleva, insomma, raggiunge la perfezione, ma un'ingiunzione divina, un ordine inesplicabile, hanno spezzato la sua parabola e se lo sono portato via, a soli 34 anni, al giro numero sei del Gran Premio di San Marino del 1994, nella curva Tamburello, in una tersa domenica di maggio.

C'era stato lo choc per l'incidente di Rubens Barrichello venerdì, la morte di Roland Ratzenberger sabato e Senna sembrava avere un presentimento. Ecco una testimonianza di un giornalista brasiliano, Celso Itirebe, suo vecchio amico. "Era taciturno in questi giorni, preoccupato. Domenica è arrivato al circuito, ha poggiato le mani sulla macchina e la guardava senza parlare. E' venuta una ragazza a chiedergli un autografo e lui ha fatto cenno di no".

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