fabrizio_maffei_9f51Fabrizio Maffei apre la serie delle Interviste agli amici di AHEAD e lo ringraziamo calorosamente per la fiducia accordataci.

Nella vita Fabrizio Maffei è riuscito a fare del suo hobby la sua professione. La sua passione per il giornalismo e, in seguito, il giornalismo sportivo ha fatto di lui un professionista di grande spessore e successo insignato anche della carica di Cavaliere Ufficiale Repubblica Italiana nel 2004 dall'allora Presedente Ciampi. Dopo una gavetta tra la carta stampata e nelle prime Radio e TV private, entra in RAI nel 1976 come collaboratore della redazione sportiva del TG1 e in RAI inizia una carriera brillante. Fabrizio Maffei è un giornalista, un conduttore televisivo e ora un alto Dirigente RAI. Ci piace augurare anche a voi di riuscire a coltivare le vostre passioni e farne un successo, credendoci fino in fondo come ha fatto lui.

1. Per tradizione familiare avrebbe dovuto fare l’avvocato come Suo padre e invece ha preferito la strada del giornalismo. Un lavoro duro, tanta gavetta e pochi soldi. E’stata una scelta difficile seguire la passione? Contrastata o appoggiata dalla Sua famiglia? E poi, con l’esperienza di oggi, è valsa la pena combattere per i Suoi sogni?

In effetti il sogno di mio padre sarebbe stato quello di avermi nel suo Studio per avere la soddisfazione di apporre il mio nome accanto al suo, sulla targa d’ottone della porta d’ingresso…Per questo motivo lui mi ha sempre considerato uno studente a tempo pieno. Avevo delle collaborazioni, mi piaceva scrivere ma questa passione papà la considerava solo il mio piacere. Il dovere era frequentare l’università e al tempo stesso il suo Studio per cominciare a respirare l’aria. Mi avevano trovato una scrivania nella segreteria, insieme alle sue assistenti. Mi presentavo regolarmente ogni pomeriggio per studiare. In realtà, molto spesso, era lì che scrivevo di nascosto i miei articoli che poi provvedevo a dettare per telefono dal Bar Ruschena, dove scendevo con la promessa di portare il caffè per tutti. Mio padre si è “arreso” solo quando fui nominato direttore di Rai Sport la prima volta… Allora capì che non avrei mai fatto l’avvocato. Gli ho dato di sicuro un dolore anche se poi lui, spesso, mi ha detto di essere comunque un padre orgoglioso del proprio figlio. Però debbo ammettere che senza la mia famiglia alle spalle (la mia tifosa n.1 era nonna Angela) e soprattutto senza gli aiuti economici di mamma e nonna per pagarmi le trasferte, non ce l’avrei fatta!

1.bis Perché Lei si autofinanziava per seguire gli avvenimenti?

Negli anni ’70 i giornali non assumevano (come ora del resto) giovani collaboratori pubblicisti. Bisognava fare tanta gavetta. E se necessario pagarsi anche la trasferta … che so, a Viareggio per esempio, per seguire la Coppa Carnevale di calcio. Era già grasso che cola se il giornale pagava un tot a pezzo… Ero un “inviato speciale” perché ero a spese mie…ma pur sempre un inviato! Ciò durò anni. Mi pagavo l’albergo a Pievepelago o al Ciocco per seguire i ritiri precampionato della Lazio di Maestrelli, di Lovati o di Vinicio. Un anno seguii anche quello della Roma a Riscone, ai tempi di Scopigno. Invece di spendere per le vacanze, preferivo investire dei soldi sulla mia passione! Comunque, prima della collaborazione a Il Tempo, c’è stata l’esperienza meravigliosa e contemporanea a Roma Lunedi e al Corriere dello Sport.

1.tris Tanta gavetta! E’ stata dura?

Niente è duro quando c’è la passione! Stampavamo Roma Lunedì (un settimanale che ebbe vita brevissima) in una tipografia di via del Corso. Mi facevo accompagnare da mio padre la sera della domenica e portavo la borsa dei libri per la scuola del lunedì mattina (frequentavo il liceo). Si lavorava tutta la notte. All’alba del lunedì, con il mio collega Luciano, una sorta di fratello maggiore, andavamo a fare una mega colazione e poi con il suo “Cinquino” beige consegnavamo le copie del giornale ad alcune edicole di Roma Nord. Intorno alle 8 Luciano andava a dormire, io entravo in classe. Ovviamente portavo ai compagni copie ancora “croccanti” di tipografia. Al Corriere avevo l’incarico di seguire le partite di seconda e terza categoria della domenica mattina. Di sicuro non ero molto simpatico al responsabile della pagina perché mi mandava sempre al Campo dello Statuario, per la gara delle 8.00… All’ora abitavo alla Balduina e per essere puntuale uscivo alle 6 con la mia Vespetta 50. Poi magari passavo agli Eucalipti di Ponte Marconi o al campo Pian due Torri alla Magliana per la partita delle ore 11. Quindi di corsa al Corriere… Ero pronto a scrivere tre colonne… Invece, il più delle volte mi chiedevano solo risultato e tabellini… D’inverno era dura. I miei amici andavano a Livata a sciare e mi prendevano in giro. Ma io inseguivo il sogno!

2. Il Suo ufficio è al settimo piano del palazzo RAI di Viale Mazzini, un vero miraggio per molti, moltissimi. Tenacia, sacrificio, impegno in ciò che Le piace o voglia di arrivare sempre più in alto. Secondo Lei qual è, oggi, la qualità più importante che si sente di consigliare ad un giovane agli inizi della sua strada per arrivare al successo professionale?

E’ vero, da qualche anno “abito” al settimo di viale Mazzini…! Ma ho vissuto esperienze professionali fantastiche anche in altre sedi come al secondo via Teulada, al primo di Saxa Rubra o al piano terra della Dear. Non è importante il piano, è importante l’entusiasmo che deve sempre alimentare la passione. Non si deve mai uscire di casa con il peso di una giornata di lavoro che sta per cominciare… I momenti, i giorni, i periodi difficili esistono, certo! Ma vanno affrontati con lo spirito giusto e con determinazione, senza mai mollare un centimetro. Cosa consigliare ad un giovane? Mah, la prima cosa che mi viene è di invitarlo a non mollare mai!

3. Ha scelto il giornalismo sportivo, quindi un appassionato di sport fin da piccolo. So che tra i Suoi grandi amori della gioventù c’era il nuoto, il canottaggio e anche il tennis. A farLa innamorare è stato lo sport in generale o il calcio su tutti?

A dir la verità i primi tre sono sport che ho praticato. Il nuoto anche a buon livello agonistico. Gareggiavo per la mitica Lazio di Baccini e Zabberoni. Ci allenavamo alla piscina del Flaminio. Dalle finestrone che si aprivano sul prato dello Stadio potevamo seguire gli allenamenti della squadra di calcio. Spesso, prima o dopo il nostro allenamento, noi tifosi laziali andavamo a seguire il loro. Ma anche alcuni calciatori venivano sulle tribunette della piscina per vedere nuotare la Beneck e Boscaini o ad assistere agli allenamenti massacranti della squadra di pallanuoto allenata da Spinola. Era molto forte il senso di appartenenza alla Polisportiva.

4. Il giornalista sportivo è un vero appassionato o è solo professione?

Vero appassionato! Spesso anche ex praticante. Se poi parliamo di calcio…anche tifoso! Lo siamo tutti, anche quelli che negano!

5. Credo che i Suoi più grandi successi furono le Olimpiadi di Atene e di Torino per la prima volta trasmesse per intero. 24 ore al giorno. Cosa ricorda di quei due eventi televisivi straordinari?

Ricordo soprattutto la fatica che insieme ai miei più stretti collaboratori facemmo per convincere i Vertici Rai a dedicare interamente una Rete (Rai 2) ai due eventi. Per Atene fu un minimo più facile perché era estate ed il palinsesto non aveva appuntamenti particolarmente importanti. Per Torino l’impresa fu titanica e rischiosissima. Rai acconsentì, dopo una mia audizione in CdA a cancellare tutti i programmi nel periodo olimpico per trasmettere tutte le gare in diretta e le repliche di notte. Confermati solo gli appuntamenti informativi del Tg2. Uscii dalla Sala Orsello trionfante ma consapevole che dall’audience dell’Olimpiade sarebbe dipeso il mio futuro. In caso di insuccesso mi avrebbero fatto a fette…giustamente! Debbo dire che nonostante le cadute di Giorgio Rocca e i capitomboli della Kostner, tutto andò ben al di là delle previsioni. E grazie ai Giochi di Torino e a Rai Sport, gli italiani scoprirono il Curling…. Divertente no?

6. Nel 2004 il Presidente della Repubblica L’ha nominata Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana. Arrivare ad essere premiato dal Presidente deve essere stato davvero una grande onore e una soddisfazione professionale unica.

In effetti una soddisfazione immensa, inattesa. Ricordo che fui accompagnato al Quirinale da Flavio Cattaneo, l’allora Direttore Generale Rai. Donai al Presidente Ciampi un cofanetto con i dvd dei momenti più belli dell’Olimpiade di Atene, a cominciare da tutte le medaglie conquistate dagli atleti azzurri.

7. Nel 2007 si è trasferito a New York per una nuova sfida professionale, Presidente e Amministratore Delegato di Rai Corporation. Come ricorda quell’esperienza all'estero e cosa Le ha lasciato?

Dopo la mia seconda esperienza alla guida di Rai Sport che lasciai volontariamente dopo il Mondiale di calcio vinto in Germania, ho avuto quasi un anno d’inattività. Mi è stato utile per riposarmi ma soprattutto per riflettere e migliorare il mio inglese. Avevo deciso, lasciando la direzione editoriale dello Sport, che era arrivato il momento di cambiare totalmente strada. Di voltare pagina. Dunque, quando mi arrivò la telefonata del DG Cappon, con l’offerta di trasferirmi armi e bagagli a New York non ci ho pensato un secondo! Era la proposta giusta nel momento giusto. Cosa mi ha lasciato Manhattan? Tanto, tantissimo! Un’esperienza indimenticabile sia per mia moglie che per me. Ho conosciuto molte persone che mi hanno aperto la mente. Ho vissuto la diplomazia e la grande comunità italiana. Ho stretto la mano e chiacchierato amabilmente con Rudolph Giuliani, Martin Scorzese, Robert De Niro, Mike Tyson, Nancy Pelosi… e molti altri. Ho scoperto una città che davvero non dorme mai, ho vissuto l’elezione di Obama in presa diretta e tanto altro ancora. Il tutto da una postazione certamente privilegiata! Grande esperienza, quattro anni irripetibili!

8. La Sua famiglia si è sentita sacrificata per l'impegno di tempo che senz’altro ha comportato una carriera di successo come la Sua o è riuscito a trovare il giusto equilibrio tra famiglia e lavoro?

Come avrete capito, sin da ragazzo non ho mai avuto weekend liberi. Mi sono sempre riposato, quando possibile, il lunedì come i barbieri. Chi mi è stato accanto negli anni non me l’ha mai fatto pesare. Mia moglie, anzi, ha capito ben presto quanto fosse più comodo andare al mare durante la settimana piuttosto che rischiare di trascorrere la domenica in coda sull’Aurelia. E’ vero, ho viaggiato molto, sia da inviato del Tg1 in giovane età, che da direttore dello Sport in età avanzata. Detto ciò, credo di essere stato sempre un uomo e un marito presente, attento alle necessità e/o alle esigenze della famiglia.

9. Cosa non rifarebbe, oggi, di quello che ha fatto nella Sua vita professionale o personale? Ha sempre riposto la Sua fiducia su persone che la meritavano o nel tempo qualcuno di quelli da cui non se lo sarebbe mai aspettato L’ha ferito?

Bella domanda… Per rispondere vi ruberei troppo spazio…. Dico solo che della mia vita personale e professionale non cambierei una virgola. Sono stato fortunato come uomo e come professionista. Per la seconda parte della domanda, diciamo che a volte (poche per fortuna) ho sbagliato valutazione. Persone scorrette ne ho incontrate ma si contano sulle dita di una mano!

10. Abbiamo quasi 80,000 Fans prevalentemente giovani, il nostro obiettivo è di dargli fiducia e farli sentire parte di un Club di qualità. Non solo un Club che li motivi, li sproni a fare meglio e a non mollare mai, ma soprattutto a credere in se stessi sempre con la forza e l'aiuto di un gruppo unito alle spalle. Che consiglio si sente di dare a tutti questi ragazzi?

Certo, bisogna credere in se stessi, sempre. Non ci si deve arrendere mai, figuriamoci di fronte alle prime difficoltà. E’ necessario essere disponibili, anche aperti al cambiamento di vita, se questo è il prezzo da pagare per continuare ad inseguire il proprio sogno. A chi volesse fare il giornalista mi permetto di dare tre consigli, viste le enormi difficoltà di accesso alla professione. Il primo è quello d’imparare bene, molto bene, la lingua inglese; il secondo è di approfondire il mondo della multimedialità e del Web in particolare; il terzo è il più classico dei consigli: terminare gli studi, se possibile fare un master presso una scuola o una Università riconosciuta e che permetta di svolgere il praticantato, in modo tale da poter poi sostenere l’esame per diventare “Professionisti”. Lo dico con cognizione di causa perché come commissario interno sto partecipando agli esami di selezione per giornalisti professionisti che hanno partecipato al Concorso indetto dalla Rai. La formazione, molti, se la sono autofinanziata e chi non ha contratti con Testate giornalistiche, il ruolo se lo è inventato creando un’agenzia o una Web Tv o un Giornale online. Preparazione e fantasia. Sono queste le parole chiave per un giornalismo 2.0 Difficile… dirà qualcuno, impossibile dirà qualche altro… Ma scusate: c’è forse qualcosa di facile nella vita? Unitevi, collaborate, progettate, “Nothing is impossibile”!

Un abbraccio agli Amici di Ahead

Fabrizio Maffei