pietrangeli-1-300x336Nicola Pietrangeli continua la serie delle Interviste agli Amici di AHEAD.

Nicola nasce a Tunisi nel 1933 da padre italiano e madre franco-russa. Decisamente e' il tennista che ha raggiunto i piu importanti riconoscimenti fino ad oggi nel nostro Paese. E' il primo italiano a classificarsi 3°al mondo in singolare, a conquistare vittorie in tornei quali il Roland Garros e la Coppa Davis trovando il tempo di fare anche l'attore al fianco di icone del cinema come Virna Lisi e Clio Goldsmith. Uomo di classe e stile è anche il vincitore del Granchio D'Oro in qualita' di sportivo piu elegante d'Italia.

Una curiosita': la sua prima vittoria a tennis? Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale nel campo di prigionia dove era stato internato il padre.

1. Ormai lo sport è diventato prettamente fisico. Indubbiamente il talento conta, ma molti sono gli atleti che pur avendone poco riescono a raggiungere grandi obbiettivi grazie alla forza fisica e mentale. Se si riesce a mettere insieme le due cose poi, si possono raggiungere anche vette altissime. E' questa la differenza nello sport di adesso rispetto a quello di 40 anni fa?

In effetti, esiste una sostanziale differenza tra l'affermarsi nel mondo dello sport oggi piuttosto che ai tempi dei miei esordi. Prima se si possedeva un talento si poteva aspirare anche a diventare un campione. Oggi, se non si hanno le capacità e le caratteristiche di un atleta non si puo neanche sognare di entrare in campo. Di conseguenza solo chi possiede talento oltre ad essere un atleta, può aspirare ad inserirsi tra le prime dieci posizioni in classifica. Federer è sicuramente un esempio di un personaggio nato dal connubio eccellente tra le sue capacità atletiche, la sua fisicità ed il suo talento.

2. Da giovane ha giocato a Tennis, Calcio e Rugby, qual'è la differenza tra uno sport di squadra e uno individuale? Quanto è importante sentire l'appoggio dei compagni?

Apparentemente il tennis e' uno sport individuale, sicuramente rispetto al calcio o al rugby. Ma in realtà non è sempre cosi. Un esempio del tennis con spirito di squadra condiviso può essere quando si partecipa al torneo della Coppa Davis. Ho dei bellisimi ricordi al riguardo.
La Coppa Davis è una competizione in cui si condivide tutto con lo staff, il prima e il dopo partita. I momenti ironici negli spogliatoi e le cene di gruppo. Ricordo quando in Siberia eravamo in 19 e condividevamo tutte le 24 ore della giornata. Però capisco perche i ragazzi preferiscano il calcio al tennis proprio per lo spirito che si viene a creare nell'ambito di una squadra o di un gruppo. I tennisti di base sono "animali solitari".

3. Che ruolo ha la famiglia nel sostenere o meno l'attività agonistica del proprio figlio?

Il ruolo del genitore è fondamentale nell'approccio del ragazzo all'attività agonistica, nel bene e nel male. Un familiare non dovrebbe essere una presenza alla ricerca di sponsor per il figlio bensi semplicemente un padre che lo invita a fare attivita' sportiva, a divertirsi e ad accettare vittorie e sconfitte. Non riesco a dimenticarmi, una volta che m'imbattei in una mamma di un ragazzo tennista che però aveva già 22 anni, che non era classificato e per il quale lei cercava comunque una sponsorizzazione.

4. Quando tornò a Roma s'iscrisse al Circolo Venturini e poi al Tennis Club Parioli. Che ricordi ha del Circolo?

Il famoso Circolo Parioli era il punto d'incontro tra noi tennisti. Al Parioli ho visto nascere Panatta e Fognini. Quanti ricordi...ed è proprio li, e non tutti lo sanno, che quando ero ragazzino inventammo il calcetto, nel 1948/49. Il Circolo Tennis Parioli era il numero uno seguito dal Tennis Verbano ed il Tennis Club Roma.

5. Fatica, impegno costante e sacrificio alla fine hanno pagato. La sua famiglia ha risentito del tempo dedicato al lavoro o è riuscito a trovare il giusto equilibrio tra gli impegni personali e sportivi?

Certamente ne ha risentito. Io lavoravo e giravo per far star bene la mia famiglia. Soprattutto inizialmente non potevo permettermi di portare mia moglie ed i bambini nelle trasferte. Oggi è molto diverso, i campioni hanno soldi sufficienti per girare il mondo con tutta la famiglia e lo Staff al completo, permettendosi il lusso di pagare qualunque cifra. Non far sentire la propria mancanza è molto più facile.

6. Il vecchio campo centrale del Foro Italico di Roma Le è stato dedicato e Lei è stato anche inserito nell'International Tennis Hall of Fame. Come ci si sente ad essere uno dei pochissimi tennisti ad aver ottenuto questi riconoscimenti?

Innanzitutto vorrei evitare per scaramanzia di soffermarmici più del dovuto, ma voglio farvi notare che nel nostro Paese non c'e' nulla che sia stato dedicato o intitolato ad un personaggio sportivo ancora in vita. Sorrido inoltre, quando mi si paragona a qualche giocatore di oggi. Io invito prima a vincere anche solo la metà della metà di ciò che ho vinto io e solo dopo potremo provare a fare un confronto equo. Si, fa sicuramente un certo effetto di soddisfazione e orgoglio!

7. Come mai gli italiani nel tennis, ad eccezione forse del settore femminile, non riescono ad affermarsi a livello internazionale ultimamente?

Negli ultimi decenni il tennis femminile ed i relativi successi, quale di recente quello nei Flushing Meadows a New York vinto da Flavia Pennetta in un epico scontro con l'amica Roberta Vinci, hanno senza dubbio sovrastato i successi delle figure maschili. Con rammarico posso affermare che l'italiano non e' mediamente uno sportivo bensi un tifoso. Basta frequentare uno stadio di calcio, dove io non vado piu, e ascoltare quello che viene urlato per capire da dove scaturisca questa mia convinzione. Non a caso i giocatori top sono di Paesi come la Svizzera e dovremmo chiederci il perchè.

8. Quanto contribuiscono i sacrifici per arrivare al successo?

Non ci sono vie di mezzo, nello sport per arrivare bisogna fare sacrifici, io ricordo di aver fatto la mia prima vera vacanza a 40 anni! Ad Agosto invece di andare a mare bisogna impegnarsi a giocare vincendo e perdendo nei centri estivi federali, invece che divertirsi con gli amici o godersi la fidanzata. Il giocatore di tennis che si classifica tra i cento a livello internazionale è un privilegiato: gira il mondo, impara le lingue, ha opportunità di incontrare molte persone oltre che praticare uno sport che è fonte di orgoglio. Cosa c'e' di piu' avvincente secondo Lei?

Un saluto agli amici di AHEAD

Nicola Pietrangeli