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PERFORMING FOR THE CAMERA

“Performing for the Camera”, workshop in progress tutto al femminile, che esamina il rapporto tra fotografia e performance attraverso diverse attività di arte e prestazioni intese come posa, sottolineando contro ogni aspettativa, il potenziale comunicativo-creativo della camera nel veicolare codici espressivi innovativi e che a piena voce sublimano l ‘estetica e l‘improvvisazione di posa per la fotocamera .

La costruzione della propria identità e della posa attraverso approcci innovativi e performativi anche con autoritratti di artisti, il rapporto identità/immagine di sé, sono stati importanti per artisti come Jeff Koons, Andy Warhol, David Bowie, costantemente dediti alla fotografia arrivando anche a sperimentare quello che oggi chiameremmo: selfie. Sperimentazione e ”trasformismo” concettuale più che estetico, quello di Bowie, esplicitamente dichiarato anche nel corso di un’eccezionale intervista del 1974 concessa nella sua residenza londinese per il tramite del giornalista Graig Copetas mentre dialoga con lo scrittore, saggista e pittore statunitense William Burroughs. Il rock‘n roll con il rossetto, outfit ambigui e, lustrini e paillettes in cui trova una sua collocazione e concepisce la performance nella sua totalità dando una personalità alle sue canzoni, con i personaggi in copertina da lui inventati di Ziggy Stardust, o Hunky Doy in cui Bowie compare in posa stile Greta Garbo. L’immagine fotografica che si crea un proprio spazio distinto da quello della performance teatrale o artistica, nell’opera dell’artista stesso, o meglio, l’artista che si esibisce con la propria macchina fotografica, come in Face Painting di Paul Mc Carthy _ Piano, Linea Bianca, 1972.

Anche questa volta non in palcoscenico, né il dietro le quinte! Abbiamo invece aperto le porte di uno studio di registrazione, al piano superiore dei 5/4 lab e, comodamente sedute in salotto ci siamo imbattute in una in#versione, dal titolo” Just be thankful”, originalissima rivisitazione ”truccata” in pennellate dai toni vinilici, di un brano di Curtis Mayfield e tra i piu rappresentativi delle scene soul r’n’b e della black music americana. Una version 45 giri giamaicana su cui scorre, intensa, carica di pathos, la voce a tratti graffiante di Sis Karma, mentre si concede sofisticati crooning e cromie dai toni glam, a scaldare l’ atmosfera cosmetica di un live painting face ….. e tracce…. sparse sul pavimento di vintage. Se avessimo voluto inseguirla o descriverla nel volto, sfuggente come ama pur essere ma capace di cantare con l’anima non avremmo potuto farlo che in un unico scatto, quello manipolatore, intrigante della camera per cui posa. “Performing for the camera”, tematica che passa proprio in questi giorni nell’ambito di una mostra dall’omonimo titolo, dedicata alla nascita della fotografia ed inaugurata da qualche settimana all’ interno del TATE MODERN di Londra dove si svolgerà fino al 12 giugno 2016.

“ la fotografia è sempre stata un atto di performance, ma l’arte della prestazione è intrinsecamente collegata alla fotografia”( Tate london , 18 febbraio 2016)

Sis Karma 

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